Omelia di Don Eid nella sua visita a San Romano
Pubblichiamo l’omelia pronunciata dal nostro caro Don Eid Bou Rached, nella meravigliosa Messa per i Martiri del Libano, celebrata nel rito antiocheno maronita lunedì scorso 16 marzo.
Caro Abouna Julio, parroco, amico e grande fratello.
Cari fratelli e sorelle.
Oggi celebriamo questa Santa Messa in una chiesa dedicata a San Romano Martire. Celebriamo anche per tutti i martiri della Chiesa e per tutti coloro che oggi soffrono nel mondo. Io vengo dal Libano, una terra martirizzata e ferita, una terra che conosce il dolore della guerra ma che continua a custodire la speranza.
Spesso ci domandiamo: perché c’è la guerra? Perché tanta sofferenza?
Per capire, basta guardare la croce. Sulla croce vediamo l’innocente che soffre. Il profeta Isaia parlava già del Servo innocente che porta il dolore del mondo. E Gesù stesso ci ha detto che su questa terra ci saranno oscurità, guerre, persecuzioni e divisioni. Ma ci ha anche detto: “Non abbiate paura. Io ho vinto il mondo.”
Quando guardiamo la croce comprendiamo che Dio non è lontano dalla sofferenza dell’uomo. Dio è entrato dentro il dolore del mondo.
Oggi penso ai bambini del Libano, ai bambini che soffrono la guerra. Bambini che chiedono ai loro genitori: “Quando finirà la guerra?”
La guerra non distrugge solo le case. Attacca il futuro dei bambini, la scuola, i sogni. Le scuole chiudono, le strade sono vuote, la paura entra nelle famiglie.
Tutto sembra fermarsi… ma una cosa non si stanca mai: la speranza.
Abbiamo ascoltato nel Vangelo di oggi il padre di un bambino malato che supplica Gesù: “Vieni, prima che mio figlio muoia.” È un grido pieno di angoscia, ma anche di fede. E oggi il Libano è come quel bambino che sta morendo, è come quella vita fragile sospesa tra la speranza e la morte. E noi siamo come quel padre che grida con tutto il cuore: “Signore, vieni! Non tardare! Vieni a salvarci perché non moriamo.” Abbiamo bisogno che Gesù entri nella nostra storia, che tocchi le nostre ferite, che ridoni vita dove sembra non esserci più vita.
Questa guerra è una delle più critiche della storia del Libano. E noi sappiamo che la vera pace viene da Gesù Cristo. Forse su questa terra non ci sarà mai una pace perfetta, ma sappiamo che la croce è la fonte di ogni salvezza.
Per questo oggi preghiamo per la pace. Preghiamo per i martiri.
Il sangue dei martiri non è mai inutile: è una forza che dà coraggio alla Chiesa.
Sono fiero di ricordare un amico, Don Pierre Raï, che è stato assassinato mentre cercava di salvare un suo parrocchiano. Ieri lui… domani forse noi. Chi lo sa? Il cristiano deve essere pronto anche al martirio, pronto a testimoniare Cristo fino alla fine.
Domani io partirò per il Libano con grande affetto nel cuore. Voglio ringraziare Don Julio e tutti voi, parrocchiani, per tutto quello che avete fatto e per quello che continuerete a fare per il nostro popolo. La vostra preghiera e la vostra solidarietà sono una luce nel buio.
Vi chiedo una cosa: non dimenticate di pregare per me.
La liturgia maronita è una liturgia nata nella persecuzione. I nostri padri hanno celebrato la Messa nelle grotte, sulle montagne, nei luoghi nascosti. È una liturgia di un popolo che non conosce la paura, perché sa che Cristo è risorto.
Affidiamo oggi la nostra preghiera alla Vergine Maria, Madre di Dio, a San Charbel, a San Romano Martire e a tutti i santi.
Che il Signore doni pace al Libano, pace al mondo e pace ai nostri cuori.
Amen.