Saluto del nuovo parroco
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Alla cara comunità di San Romano Martire,

mi rivolgo a voi ancora colto dalla sorpresa e dalla gioia di essere tornato qui anzitutto come fratello, e poi come padre a cui è affidata la cura di questa porzione di popolo di Dio e di questa frazione di territorio romano. Non so quale delle due sia più bella, in effetti: se la chiamata a condividere la vita cristiana con voi, in forza del comune battesimo, che ci porta a fare nostri i vissuti, le gioie e le afflizioni dell’altro, o la chiamata a guidare in Cristo una comunità così piena di doni e carismi, intessuta da tante relazioni e da tante missioni. Direi forse la prima. Già lo diceva il grande Agostino: «Per voi infatti sono vescovo, con voi sono cristiano. Quel nome è segno dell’incarico ricevuto, questo della grazia; quello è occasione di pericolo, questo di salvezza» (Discorso 340, nell’anniversario della sua ordinazione). Se devo essere padre e guida per voi, potrò esserlo in forza dell’amore che ci unisce in Dio, come Cristo che parla alzando gli occhi verso i suoi discepoli (cfr. Luca 6,20) – perché l’amore ci pone al di sotto dell’altro, a sua disposizione, a suo servizio. Davanti alla terra santa dell’altro, diceva magnificamente Papa Francesco, bisogna imparare sempre a togliersi i sandali (cfr. Evangelii gaudium 169).

Non ho pensato a un grande “programma di governo” – già San Romano è tutto un programma! – se non quello di portare avanti le linee guide della chiesa di Roma e dei miei cari predecessori don Giuseppe Marciante e don Marco Fibbi, imperniate attorno a tre parole chiave. Le ricordavo al consiglio pastorale di giugno scorso e alla mia prima omelia di ritorno qui: Parola, Eucaristia e Carità. Vorrei fossero i pilastri della vita della nostra comunità, quelli che ispirano e sostengono ogni attività e iniziativa, e ci rendono una vera “chiesa in uscita” per condividere con il mondo, specialmente con i più lontani e sofferenti, i doni che abbiamo ricevuto da Dio.

L’ascolto della Parola è fondamentale – intendo un ascolto che non è soltanto pio o intellettuale, ma che incide e trasforma la nostra vita – perché è ciò che ci fa diventare veri discepoli e testimoni credibili. Desidero quindi valorizzare non solo le celebrazioni, ma anche tutti i percorsi che esistono nella nostra parrocchia per trasmettere la fede, da quelli educativi come il Catechismo, l’Azione cattolica e gli Scout, ai cammini di fede per adolescenti, universitari, giovani adulti e famiglie, al Movimento Apostolico e ai gruppi di preghiera di Sant’Egidio, San Pio e Cristo nuova Luce del Rinnovamento nello Spirito. Tutte realtà preziose nell'aiutarci a improntare la nostra vita secondo il vangelo di Cristo e far diventare la nostra comunità lievito per il mondo.

L’Eucaristia è il nostro tesoro più grande, che ci unisce intimamente a Cristo e mette tutti noi appunto in “comunione”. Vorrei che l’Eucaristia fosse il segno più bello che esprime il nostro essere uno in Cristo, un solo amore, un solo spirito. Perciò va preparata, curata e animata con il massimo amore. Perché è la celebrazione dove confluiamo tutti, con tutte le nostre storie e appartenenze, con tutto il nostro vissuto, le nostre angosce e speranze. E da dove scaturisce tutto il bene che possiamo avere e donare nella nostra vita, nei nostri gruppi e realtà, nella nostra parrocchia e in tutti gli ambienti che abitiamo e frequentiamo.

L’Eucaristia infatti è la sorgente della Carità, ovverosia dell’amore di Dio che, gratuitamente ricevuto, siamo chiamati a condividere generosamente con il mondo. Il nostro appartenere a Cristo ci rende “prossimi” anche i più lontani, specialmente se sofferenti, ammalati, soli, poveri e “scartati”. Sono molto grato a tutto il “braccio armato” della Carità che già opera a San Romano su diversi fronti: penso alla bella realtà di Ain Karim che ha accolto e integrato decine di bambini e mamme in difficoltà, all'Arvad, che da anni lavora egregiamente con il mondo della diversabilità, all'instancabile ministero verso gli ammalati portato avanti dai ministri straordinari della comunione, dalla Misericordia, dai Vincenziani e dalla Legio Mariae e all'incessante servizio di tanti volontari della nostra Caritas, e anche della comunità di Sant’Egidio, che si prodigano per gli ultimi come se fossero – e di fatto lo sono – i loro stessi fratelli e sorelle. Non vorrei altro che questo slancio di carità crescesse e si allargasse ancora, proprio ora che la Diocesi di Roma ci sta chiedendo come programma “l’ascolto del grido della città” (cfr. Esodo 3,7-10). Perché è il nostro quartiere Tiburtino e la bella ma disagiata città di Roma il luogo che siamo chiamati ad “abitare con il cuore”, come dice significativamente il titolo del Cammino Diocesano per quest’anno.

Che l’amore misericordioso del Signore e la potente intercessione della Santissima Vergine Maria, di San Romano e di tutti i santi ci aiutino a vivere in comunione, a collaborare, a volerci bene, e ad uscire verso tutti i nostri fratelli e sorelle che anche senza saperlo, aspettano di incontrare un Dio che li ama e li vuole eternamente felici.

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